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ALEXANDER 'THE GREAT' [Download Discussione]
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Messaggio ALEXANDER 'THE GREAT' 
 
Un volto ormai segnato dalla fatica mi scruta attraverso uno specchio.

A volte mi sembra difficile accettare il fatto che quella faccia è la mia. Gli anni, ormai 42, hanno sconvolto un po' troppo i lineamenti a cui ero abituato. So, però, che la causa di tutto non è il tempo, ma la sofferenza. Altri ricordi mi assalgono mentre mi tengo d'occhio...

[i]“Avrei voluto essere come mio padre, sin da piccolo. Ho seguito i suoi passi ciecamente, trovando in lui l'unico riferimento nella mia vita. Mia madre la odiavo. Ho capito troppo tardi quanto soffriva. Se n'è andata prima che la potessi comprendere. Si è spenta come le sigarette che teneva tra le dita tremanti.”[/i]

TOC TOC!

Qualcuno bussa alla piccola porta in legno che sta alle mie spalle.
[i]
“E' il solito segnale, cinque minuti all'inizio dello spettacolo. E come sempre da tempo vorrei ne mancassero molti di più.
Dicono che la vita sia da vivere giorno per giorno, gustando ogni piccola soddisfazione. Io non trovo il tempo per farlo. Da quando ho lasciato mio padre nel suo sporco mondo di menzogne, non faccio altro che viaggiare da una città all'altra. Da un palco di qualche locale di infima categoria ad un'altra.”[/i]

Il volto nello specchio si incupisce come fa sempre quando penso a mio padre. Mi immergo nuovamente nei miei neri pensieri per evitarne lo sguardo.

[i]“Ricordo ancora il litigio che mi ha portato ad allontanarmi da mio padre. Anzi, ad allontanarmi  da Jack “The Magician” Orville. Lui non ci mise molto ad accorgersi delle mie capacità. E a volerle sfruttare per il bene della famiglia, come diceva lui. Non sapeva quanto mi faceva soffrire “focalizzarmi”. Ma a lui interessavano i soldi. I verdoni con cui pagare le donne con cui si divertiva spesso, soprattutto durante i grandi eventi a Las Vegas.” [/i]

“Non è colpa tua se tuo padre è un porco egoista!” sbotta l'immagine allo specchio. Nello stesso istante si sente nuovamente il suono delle nocche sul legno sottile della porta.

TOC TOC!

[i]“E' ora di mettere in scena una nuova pagliacciata come piace alla gente. Preparatevi all'ingresso di Alexander “The Great” Orville! Preparatevi ad un altra esibizione penosa del più sfigato della famiglia...aggiungerei io... Vabbè...è inutile piangersi addosso; bisogna accettare ciò che ci riserva la vita. Proprio come io ho imparato ad accettare il dono tanto agognato da mio padre. Un giorno ne scoprirò le origini, ne sono certo, spero solo di non dovermi pentire anche di quella scoperta, come quando sorpresi mio padre a letto con la ragazza a cui avevo messo gli occhi addosso quella volta a Las Vegas. Una troia da antologia. Peccato averlo scoperto così tardi, peccato aver fatto la figura del moccioso piangendo per lei. Sono sempre stato uno sfigato”.[/i]

“Ti vuoi muovere, Orville del ***! Non ti pago per farti le seghe in camerino! La gente inizia a rompere le palle la fuori!” tuona una voce roca e rozza.

[i]“Maledizione. Avrei dovuto iniziare cinque minuti fa.”[/i] penso raccogliendo al volo tutta la mia roba e abbottonando quell'orribile giacca viola che metto ad ogni spettacolo.

“Non fare casino. L'ultima volta hai dovuto focalizzarti due volte, sfigato...” mi sussurra la voce allo specchio. La odio quando fa così. Esco sbattendo la porta.

Ed eccomi di nuovo sbattuto su un fottuto palchetto di un altro di quegli orribili piano bar. Ancora una volta a far uscire animali agganciati sotto la giacca, monete da dietro le orecchie e a fare nodi che si slegano da soli. Senza contare le carte che ormai non interessano più a nessuno.

Ripeto meccanicamente il mio spettacolo, con la mente che spazia nei ricordi risollevando ogni volta un po' di sofferenza in più.

[i]“Non vedo l'ora di finire!”[/i]. Penso annodando la solita corda intorno alla bacchetta. Guardo distrattamente il bambino che ho pescato questa volta. Mi dà l'idea che il dito a cui sto facendo il nodo intorno sia appena uscito da un'esplorazione approfondita delle sue cavità nasali...Orribile.

[i]“Almeno lui si gode la vita da bambino. Magari si diverte pure a stare qui sul palco con Alexander lo sfigato spaziale... Io alla sua età viaggiavo da una parte all'altra, senza poter piangere la morte di mia mamma, senza poter avere un amico per più di un mese per volta. E pensare che a modo mio ero contento lo stesso. Con il mio solito mazzo di Bicycle che mi accompagna da...”
[/i]
“AHIA!” urla il microbo lentigginoso. Lo guardo con aria interrogativa.
[i]“***, mi sono dimenticato il dito...”[/i]

“Su su, non ti lamentare...Togli il dito adesso.” dico tirando la corda con un colpo netto accorgendomi di aver commesso nuovamente quell'errore stupido. Tocca rimediare. Chiudo gli occhi e mi concentro, mentre dico la solita cazzata colossale:

“Ecco...come potete vedere la corda è annodata perfettamente intorno alla bacchetta” [i]“...mentre doveva essersi già sfilata se avessi fatto il giro giusto”[/i] aggiungo mentalmente.
Mi focalizzo. Penso alla bacchetta e alla corda. E mi concentro su una sola immagine. La corda che attraversa il legno come se fosse la cosa più ovvia. E alla fine, succede, come sempre. E un lieve mal di testa mi avvolge.

Il pubblico distratto abbozza un applauso, mentre continuo a maledirmi sottovoce. Mi è passata la voglia. Congedo il marmocchio e abbandono il palco. Non mi interessa cosa dirà Pete. Posso fare a meno di quella fame che mi dà per lo spettacolo.
Entro nel camerino sbattendo la porta, evitando appositamente lo sguardo di rimprovero di mio padre nello specchio. Prendo la mia roba. Me ne voglio andare di nuovo.
Ma un foglio giallo colpisce il mio sguardo. Esce dalla tasca del pastrano beige che ho lasciato sull'attaccapanni. Lo prendo in mano e lo leggo:
[b]
“Alexander, smettila di negare la tua indole, tu sei uno di noi.
  Non fuggire, non rinnegare le tue origini.
  Scopri ciò che si nasconde dietro al velo.
  Apri gli occhi, il giorno si avvicina.
  Ti contatteremo e tu dovrai essere pronto ad aiutarci.”[/b]
  
Recupero velocemente le mie cose e scappo, mentre alle mie spalle il volto ride attraverso lo specchio.

[i]“Non so se voglio la verità”[/i] ripeto mentalmente guidando la mia macchina verso l'ignoto.

...

“Alexander, svegliati” sussurra una flebile voce femminile. Riapro gli occhi frastornato. Capita spesso di sognare ancora il giorno in cui i Rinnegati iniziarono a braccarmi. Di lì a poco avevo scoperto di essere un Risvegliato, anche se per me si è sempre trattato di un passaggio da un incubo ad un altro.
Nuovi problemi, nuove difficoltà. Ormai mi sono convinto che ci sia solo una soluzione a tutto questo travaglio, ma non è mai stato nella mia indole anticipare i tempi.

Guardo con gli occhi ancora aperti a fessura i dolci lineamenti di Annette. Ho avuto un debole per lei dal primo momento. Non si tratta di amore, si avvicina di più ad un rapporto paterno. Anche se i ruoli spesso sembrano invertiti.
L'ho caricata in macchina una serata di tempesta vicino a Boston. Stavo ancora fuggendo in quei tempi. Credevo di poter salvare da un raffreddore una povera autostoppista fradicia, ma fu lei a salvare me dalla dannazione.
Mi ricordo ancora la scena...

[i]La pioggia batteva forte sul parabrezza della mia macchina. I tergicristalli combattevano cigolando una battaglia già persa in partenza. Dovevo procedere lentamente per riuscire a distinguere la carreggiata.[/i]

“Maledetta pioggia, va a finire che mi ribalto da qualche parte e saluto questo mondo definitivamente. Almeno smetteranno di braccarmi...sempre se non hanno qualcosa da farmi anche da morto.”

[i]Guardavo continuamente il cellulare. Avevo cambiato da poco il terzo numero di telefono chiedendomi sempre più angosciato come facessero a scoprirlo. Per poco la distrazione non era stata fatale.
Una figura si trovava in buona parte sulla strada sporgendo un pollice speranzoso. E io per poco non finivo per dargli un passaggio verso l'aldilà.

SKREEEK!

Avevo inchiodato con la massima forza necessaria, sperando con tutto il cuore di non finire con le gomme in una delle innumerevoli pozzanghere di cui era disseminata la strada. Conoscevo i pericoli dell'acquaplaning e di lì a poco li avrebbe scoperti anche l'autostoppista.
Fortunatamente non successe niente di catastrofico. Quando mi ero riuscito a fermare la ragazzina stava già aprendo la portiera della macchina come se niente fosse.
Anzi, ripensandoci, come se sapesse che era tutto sotto controllo.

Si era seduta con calma sul sedile del passeggero dicendo automaticamente: “Piove di brutto lì fuori! Vai a Boston?”. Poi si era fermata a guardarmi, con un volto a metà tra l'impaurito e l'incuriosito.

“Sei un mago?” mi chiese timidamente.
“Certo” dissi indicando la valigia sul sedile posteriore con la scritta “Alexander 'The Great'”.
Ma la sua espressione incredula non era svanita.
“Se vuoi posso farti vedere un giochetto” avevo risposto d'istinto pentendomene subito. Per recuperare avevo cercato di tirare fuori uno dei miei sorrisi migliori. Mi sentivo in soggezione, temevo di fare la figura del maniaco.
Ma in realtà avevo solo fatto la figura dell'ignorante. Lei con calma e con il tempo ha colmato le mie lacune.

[/i]
Ora so di essere un Risvegliato. So quanto questo mi renda speciale, anche se continuo a non sentirmi tale. “So di essere un eletto, ma non mi sono mai candidato!”. Questa frase ha sempre fatto ridere Annette. Spiega perfettamente il mio stato d'animo.

“Forza Alexander, ho una grande notizia” dice per convincermi finalmente a tirarmi su dallo scomodo materasso su cui dormo ormai da più di un anno.
Mi alzo, cercando di abituare gli occhi alla luce proveniente dalla finestra aperta. Annette mi guarda e parte con la sua classica parlantina rapida. Quando fa così sembra proprio lo stereotipo della studentessa petulante...è brava a camuffarsi nella società.

“Hanno accettato la mia richiesta per il progetto di mobilità. Andrò alla Sorbona con la borsa di studio! Figata!”.
La guardo un po' frastornato. So di essere egoista, ma vorrei poterglielo vietare. Vorrei poterle dire di rimanere ancora con me. Io ho bisogno del suo sostegno, del suo aiuto. Ho bisogno che lei continui a spiegarmi come diventare un vero Mago. Ho bisogno che il suo sorriso mi faccia dimenticare il passato. Ho bisogno di lei. Senza lei sono perso.
“Sono felicissimo...” mento. “Quando parti?”.
“Fra tre settimane” risponde Annette chiudendo il discorso. E chiudendo un altro capitolo della mia triste vita.

...


“Leviatano?”  Penso guardando il biglietto che continuo a fare girare in mano. E' tutto ciò che il simpatico burocrate mi ha consegnato.
Mi sono rivolto a lui dopo aver preso una nuova svolta nella mia vita. Annette ormai è in Francia da due settimane e già dalla prima lettera che mi ha inviato mi sono accorto di quanto sarà difficile rivederla. Penso che abbia trovato la sua dimensione. Non so se ha trovato anche là altri Maghi, ma forse anche lei come me vuole cambiare vita.

Io ho fatto la scelta inversa. Voglio impegnarmi. Se c'è un motivo religioso, politico, magico, fortuito o altro per cui sono Mago devo scoprirlo. E per farlo devo prima imparare ad essere un Mago vero. Annette mi ha insegnato molto, ora devo scendere sul campo. Affrontare ciò che mi ha riservato la vita senza fuggire ancora. Anche perché i Rinnegati non si fanno più vivi da tempo. Forse è stata sufficiente la protezione di Annette o forse Boston è un luogo protetto.

“Pronto” dice la voce all'altro capo del telefono. Ho fatto il numero quasi senza accorgermene. Non so neanche io cosa dire. Cerco di sembrare misterioso anche se con scarsi risultati. Mi chiedono se faccio parte di una cabala e quasi mi vien da piangere ripensando ai momenti felici accanto ad Annette. Alla fine organizzo un incontro con loro.

Mi sposto in un bar mezzo bruciato che dovrebbe essere di proprietà di uno del gruppo. Un vero schifo, ma non andrò certo a dirglielo. Ho sempre avuto difficoltà ad rompere il ghiaccio con la gente, non vorrei che fossero loro a rompere il naso a me. A quel punto sì che servirebbe il ghiaccio.

Ordino da bere un'acqua naturale e penso a come esordire nel discorso, mentre le mie mani corrono automaticamente a mescolare il mazzo di Bicycle che mi accompagna da sempre. Ripenso a come la mia vita sia cambiata e a come potrà ancora cambiare. Magari sono persone simpatiche, magari riesco a coinvolgerli con qualche battuta idiota, forse con qualche gioco di prestigio...

[i]“Che scemo che sono! Sono Maghi! I miei orribili giochi di prestigio sarebbero un offesa...”[/i]

Ed ecco che li vedo entrare. Li riconosco, non possono che essere loro. Sono un gruppo troppo eterogeneo per essere nati secondo i classici meccanismi. Devono avere qualcosa di importante che li lega. Ma non ho il coraggio di avvertirli, inizio ad avere il timore di fare qualcosa di sbagliato.
Ma alla fine sono loro a presentarsi a me e l'impatto non è brutto come temevo. Penso si accorgano del mio impaccio, ma mi sembrano garbati. Cerco di coinvolgerli con qualche battuta stupida e loro non mi rompono il naso. Beh...ho evitato di chiedere al proprietario del bar se hanno cercato di bruciare anche lui...Sono affezionato al mio profilo.

Però alla fine sento una sensazione tiepida. Insomma, mi trovo con loro. Ce n'è di tutte le varietà, forse c'è spazio anche per un prestigiatore fallito come me. Fino a quando Leviatano mi stupisce. Mi chiede un gioco con le carte. Lo accontento.
Per la prima volta mi sento al centro dell'attenzione. E' diverso dallo stare sul palco, qui lui è attento ad ogni mia mossa ed è molto vicino. Per questo opto per un gioco di scarso effetto, ma di quelli automatici. Sono la salvezza dei prestigiatori nervosi. E io lo sono di brutto. Anche perché questa volta la magia non mi può risolvere il problema, anzi. Sarebbe un vero fallimento doverci ricorrere.
Ma alla fine va tutto bene. Sorrido. Mi sembra quasi di sentire il cigolio dei muscoli del volto troppo abituato ad essere triste.

Alla fine mi sembrano disposti a farmi unire al loro gruppo. Dovranno solo stringersi un po' di più in casa, spero non sia un problema per loro. Concludo con una battuta la nostra discussione... “Sette sotto un tetto...preferirei essere Sotto sette tette, ma posso accontentarmi”. Anche perché si sa...

Le tette viaggiano in coppia.





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Nell'amore vince chi fugge, ma chi resta tr...a
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